Alopecia da chemioterapia: l’importanza di donare

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Trattamento chirurgico delle alopecie cicatriziali

Alopecia da chemioterapia: l’importanza di donare

Autore:  Dottor Daniele Dusi, specialista in dermatologia, venereologia e tricologia https://www.dottori.it/daniele-dusi-811886

per il dottor Kaan Pekiner https://ishrs.org/doctor/607225/

Co-autori:

Noemi Aquilanti, referente regione Marche donazione capelli per malati oncologici

Bruno Giusti, comunicazione scientifica biomedica specializzato in oncologia estetica

Alopecia da chemioterapia nei malati oncologici

Si stima che nel corso della vita un uomo su due e una donna su tre si ammaleranno di tumore, nonostante questo scenario apocalittico, oggi, grazie alle nuove terapie, il 60% dei pazienti oncologici sopravvive alla malattia e diviene malato cronico. Il tumore non rappresenta più una malattia terminale: i pazienti imparano a vivere con la malattia e con le difficili ed imprevedibili conseguenze che essa determina nella percezione delle sensazioni e dell’immagine del proprio corpo.

Il malato oncologico è una persona fragile, piena di paure, ansie, negatività ed incertezza sul futuro che non solo subisce il trauma di una diagnosi pesante, ma vede cambiare repentinamente il proprio aspetto fisico, sia per le conseguenze della malattia sia per gli effetti delle terapie oncologiche, radioterapiche e chirurgiche e molti di questi cambiamenti coinvolgono l’aspetto esteriore quindi la cute e gli annessi.

Uno degli effetti avversi dei chemioterapici e della radioterapia è l’alopecia, la perdita dei capelli.

L’importanza dei capelli

Il capello non è solo un banale annesso del nostro corpo ma rappresenta un simbolo: non vi è mai stato secolo nel quale non risalti un riguardo speciale per questo ornamento naturale del corpo, cornice anatomica del viso.

Non vi è epoca che non abbia attribuito ai capelli un valore ed un significato ben preciso; è questa una costante che attraversa i tempi ed arriva fino a noi. Sia la donna che l’uomo fin dalla notte dei tempi riservano una cura speciale ai propri capelli, indipendentemente dall’età, proprio perché li considerano destinati ad accrescere la gradevolezza della propria immagine esteriore.

Nel corso del tempo, i capelli hanno rappresentato forza, immortalità e bellezza, la loro perdita sottintendeva purificazione, punizione e vergogna; dall’Antico Egitto dove i capelli erano considerati simbolo dello status sociale delle persone, al Medioevo, dove le credenze considerando i capelli un’estensione materiale dell’anima della persona che li possedeva, portavano ad utilizzarli per riti e pozioni magiche. La cura del capello e in generale della persona veniva esaltata anche nel Rinascimento, un periodo di corti e sfarzi in cui i capelli diventano una vera e opera d’arte, con pettinature stravaganti ed esagerate, fino al Novecento e ai giorni nostri, dove la cura dei capelli non è più legata solo a una classe sociale benestante ma diventa un aspetto che accomuna tutti, rivelandosi come espressione di sé e della propria identità e individualità.

I capelli, dunque, possono davvero rappresentare la parte forte, femminile per le donne e principale di sé, quella a cui aggrapparsi, dietro cui nascondersi o con cui risplendere. Privarsene per moda è una scelta, vederli cadere man mano che si va avanti con le cure che ti salvano la vita, è tutt’altro e per questo è imparagonabile il confronto con chi sceglie di tagliare i capelli per cambiare semplicemente look e chi è costretta a farlo per gli effetti della chemioterapia.

L'importanza dei capelli

L’alopecia da chemioterapia

Purtroppo i vecchi chemioterapici, ancora oggi utilizzati, non sono farmaci intelligenti, colpiscono sia le cellule normali che malate, in particolare a livello del follicolo pilifero agiscono negativamente sull’attività mitotica e metabolica delle cellule della matrice durante la fase anagen. L’alopecia da chemioterapia quindi è un anagen effluvium: i capelli vengono persi in seguito alla frattura del fusto del pelo e alla interruzione della fase di crescita del pelo. Si tratta di un effluvium: i capelli iniziano a cadere dopo 7-14 giorni dall’inizio della chemioterapia in modo massivo e diffuso, a ciocche, dall’intero cuoio capelluto fino ad arrivare ad una completa alopecia.

Un evento devastante dal punto di vista psicologico soprattutto per le pazienti di sesso femminile. Si tratta di una alopecia reversibile, le cellule della matrice del follicolo riprendono le attività mitotiche e metaboliche interrotte già dopo alcune settimane dalla fine della chemioterapia ed il capello ricrescerà nel giro di 3-6 mesi.

I farmaci chemioterapici che possono causare alopecia sono i seguenti:

Ciclofosfamide, Dactinomicina, Irinotecan, Doxorubicina, Paclitaxel, Topotecan, Docetaxel,

Bleomicina, Etoposide, Epirubicina, Gemcitabina, Metotrexato, Mitomicina, Oxaliplatino e Fluoruracile.

Di solito i capelli cominciano a cadere nel giro di poche settimane dall’inizio della terapia. Cadono a ciocche quando ci si pettina o quando semplicemente si passa la mano tra i capelli; questo evento rappresenta un trauma per la paziente, un carico di stress che va oltre la malattia. Questi cambiamenti pur se solo esteriori e meramente estetici, influiscono negativamente sulla psiche della persona, peggiorano la qualità di vita; è ovvio che in questa situazione la malattia oncologica acquisisce una accezione  ancora più negativa, peggiora il pessimismo e tutto ciò può ripercuotersi negativamente anche sul percorso terapeutico principalmente in due modi:

1 attivando il sistema neuroendocrino a produrre uno stato di stress cronico altamente immunosoppressivo quindi molto dannoso

2 riducendo l’aderenza della persona alla terapia ed in alcuni casi arrivando alla sospensione della stessa.

Tutto ciò per far capire quanto sia superficiale sottovalutare l’alopecia da chemioterapici come aspetto meramente estetico dei pazienti oncologici: da operatori sanitari e non abbiamo il dovere etico e morale di aiutare la persona malata in tutti i suoi aspetti; la salute non è la mera assenza di malattia ma il completo benessere psichico, fisico e sociale come cita l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si può fare molto per l’alopecia da chemioterapici: esistono delle terapie sia preventive che curative, ma si può fare qualcosa di molto più semplice, donare i propri capelli a chi sta vivendo l’esperienza di vederli cadere.

Come e perchè diventare donatori di capelli per malati oncologici: La tricoprotesi naturale  (“la parrucca”)

Oggi esiste la possibilità di costruire delle tricoprotesi (le cosidette “parrucche”), da utilizzare durante la fase di alopecia da chemioterapia, fatte dI capelli naturali di donatori sani. Le tricoprotesi naturali sono assemblate scegliendo in modo accurato il capello che deve avere degli standard qualitativi elevati, deve risultare pettinabile e lucente; grazie alle sempre più innovative tecnologie produttive la chioma artificiale riproduce fedelmente il capello naturale. I capelli di cui è costituita la tricoprotesi naturale sono facili da asciugare, può essere eseguita la piega e l’acconciatura come fosse una  chioma normale, addirittura con la possibilità di effettuare tinte e permanente.

I capelli donati vengono raccolti tramite delle associazioni no profit ed i requisiti che devono soddisfare le ciocche variano da associazione ad associazione, ma generalmente è necessario che i capelli siano naturali o trattati purché abbiano un colore uniforme, non devono esser presenti mèches, chatuches o altre procedure che ne alterano il colore; devono essere sani, lavati, e senza doppie punte.

Fondamentale affinchè la tricoprotesi sia ben accettata dal cuoio capelluto del paziente risulta la calotta su cui vengono montati i capelli. Paragoniamo il cuoio capelluto del paziente oncologico ad un cuoio di un bambino: delicato, facilmente irritabile ed infiammabile. La calotta quindi deve essere il più possibile ipoallergenica. E’ costituita di fibre naturali, cotone e una piccola percentuale di elastan in modo tale da non creare fastidio a contatto con la cute glabra, anche se sono presenti capelli residui, non punge e non pizzica, non surriscalda ed è altamente traspirante; nella zona superiore l’innesto del capello è eseguito a mano per poter ottenere un effetto il più possibile naturale ; questo piccolo particolare è fondamentale per donare all’insieme la naturalezza che caratterizza la protesi, potendo altresì riprodurre la naturale peluria perimetrale che permette di fare code e ciuffi senza frangia; le misure sono personalizzate alla propria conformazione cranica, non ci sono quindi abbondanze o trazioni o sensazioni che “scappi” ; in caso di particolari esigenze possono essere prodotte su misura, l’attesa in questo caso sarà di 4/5 mesi anziché 7 giorni del personalizzato.

L’utilizzo dell’idrobenda applicata in pochi punti permette il totale e sicuro ancoraggio della protesi alla cute aumentando le prestazioni di sicurezza nella vita quotidiana; si può fare qualsiasi movimento e attività senza temere nessuna sorpresa, passate 24-36 ore dall’applicazione è possibile fare il bagno in piscina o al mare in totale tranquillità, ci si può recare dal proprio parrucchiere per un lavaggio e messa in piega nel normale salone aperto, ovviamente si può dormire senza mai rimuoverla (solo una volta al mese per la manutenzione del coesivo).

L’idrobenda è un Presidio Medico, utilizzata da anni negli ambienti ospedalieri per curare piaghe da decubito, applicata dalla parte adesiva aiuta la cicatrizzazione della pelle assorbendo i liquidi organici se necessario e lasciando la cute pulita da germi e batteri, è la stessa che viene utilizzata nelle stomie; quella ad uso tricologico è in formato biadesivo. L’idrobenda non rilascia sostanze, è senza solventi, non è una colla pur avendone l’effetto, è anallergica e sicura; la si utilizza da anni in persone sottoposte a cure immunosoppressive senza aver mai avuto casi di fastidi o irritazioni.

Può essere portata ininterrottamente, va cambiata una volta ogni 4/5 settimane; se si desidera un ancoraggio semifisso può essere applicata in minore quantità, mettendo la protesi al mattino, per esempio,e rimuovendola facilmente la sera; in questo caso, la stessa idrobenda rimane attiva per alcuni giorni senza bisogno di cambiarla ogni volta.

 

Costi e contributi per la fornitura di tricoprotesi

La spesa per l’acquisto della parrucca può essere detratta fiscalmente al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi allegando idonea documentazione. L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 19/E del 16 febbraio 2010 ha chiarito che la parrucca può rientrare tra le spese sanitarie detraibili (detrazione Irpef del 19 per cento, ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR) se serve a rimediare al danno estetico provocato da una patologia e ad alleviare una condizione di grave disagio psicologico nelle relazioni della vita quotidiana. In questa ipotesi, infatti, la parrucca svolge una funzione sanitaria a tutti gli effetti e può essere considerata a pieno titolo come un qualsiasi dispositivo medico destinato dal produttore a essere usato per attenuare malattie o lesioni e messo in commercio con queste finalità. In particolare, la parrucca è inclusa tra gli oneri sanitari detraibili nei casi in cui venga utilizzata da pazienti oncologici per superare le difficoltà psicologiche legate alla caduta dei capelli causata dai trattamenti chemioterapici.

Per la detraibilità è necessario presentare al momento della dichiarazione dei redditi la seguente documentazione: un documento fiscale che attesti l’acquisto della parrucca, ove sia indicato il codice fiscale della persona sottoposta a cura chemioterapica e la documentazione medica che certifichi i trattamenti antitumorali cui è sottoposta.

 

Come donare i capelli

Per quanto riguarda la donazione, basterà legare i capelli già tagliati in una coda o in una treccia di circa 25cm-30cm (lunghezza minima donabile). Vanno legati su entrambi i capi da due elastici, in quanto è necessario che mantengano tutti lo stesso verso. Fatto ciò, andranno riposti in una busta con chiusura ermetica, quindi spedirli all’associazione di riferimento. Nel caso si decida di compiere questo bellissimo gesto di solidarietà condividendolo con un’altra persona, bisogna assicurarsi che i capelli siano riposti in due bustine separate in modo da non mescolarli.

 

Tralasciando l’estetica, o meglio riconoscendone i legami di questa con la psicologia, dicendo che è anche attraverso questo ornamento biologico che ci diamo un’identità e che perseguiamo i nostri interessi nel mondo, valorizziamo l’importanza di questi gesti, dalla donazione dei capelli a progetti specifici che se ne occupano per realizzare parrucche destinate a pazienti oncologiche o semplicemente affette da calvizie.

Mettiamo in evidenzia il lato buono delle persone e la potenza dell’unione sociale, motivi per cui è fondamentale continuare sempre a immaginare e lavorare per un mondo migliore. Non è il donare in sé a renderti felice, ma il pensiero di un’altra ragazza, magari tua coetanea, con di nuovo il sorriso sul viso guardandosi allo specchio, grazie una parrucca a cui ho contribuito anche tu.

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