Intervista al dr. Arrigoni su cure per la calvizie, trapianto e nuove frontiere

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Intervista al dottor Arrigoni, prima parte

Graditissimo ospite di blogcalvizie abbiamo il dottor Enrico Arrigoni, medico estetico esperto in tricologia, titolare di due studi a Torino e Condove.

Il dottor Arrigoni ha accettato di fornirci il suo punto di vista professionale sulle terapie farmacologiche e di integrazione per contrastare l’alopecia androgenetica e altri tipi di problemi di capelli, di parlare delle nuove frontiere della lotta alla calvizie e in ultimo ci fornirà la sua opinione riguardo al connubio Cure-Trapianto.

Dottor Arrigoni, per iniziare puo’ darci il suo punto di vista sul mondo del trapianto dei capelli?

Il trapianto di capelli è l’intervento chirurgico di medicina estetica/chirurgia plastica che più di altri ha subito un notevole aumento di richieste nella popolazione di sesso maschile negli ultimi anni. Questo fenomeno è da imputare sia al miglioramento delle tecniche e dei risultati chirurgici sia all’aumento esponenziale di medici operanti nel settore.

Sì è creato un vero e proprio mercato dei trapianti, in cui i pazienti vengono allettati da “pacchetti” all inclusive in cui oltre al trapianto di capelli potranno usufruire di altri benefit (volo, hotel, trasferimenti ecc…). Sfruttando la svalutazione di alcune monete ad esempio la lira turca rispetto all’euro, anche i prezzi sono diventati molto concorrenziali, rendendo questo tipo di intervento non più riservato ad un elite di uomini benestanti, ma quasi alla portata dei più.

Detto questo, non è sempre oro quello che luccica e spesso vengono sottovalutati se non del tutto ignorati, i requisiti fondamentali per un buon risultato, primo fra tutti l’essere dei buoni candidati. La fretta di risolvere al più presto il “problema” estetico che accompagna i pazienti, è spesso la causa principale di insuccesso. Il trapianto di capelli è un intervento in cui il pre e il post hanno la stessa importanza dell’atto chirurgico.

 

Le peculiarita’ del trapianto di capelli

A differenza di altri tipi di interventi in cui si cerca di sistemare il difetto estetico (orecchie a sventola, naso aquilino, implementare/ridurre volumi) ottenendo un risultato quasi immediato e permanente, il trapianto di capelli ha un razionale e un’evoluzione totalmente differenti. Molto spesso si pensa al trapianto come ad una soluzione rapida e definitiva, purtroppo le cose non stanno esattamente cosi.

Tra tutti gli interventi di medicina estetica è quello che richiede una maggior preparazione del paziente e anche un impegno piuttosto serio nel post. Con il trapianto di capelli non andiamo ad aggiungere nulla di nuovo dall’esterno, non arricchiamo di nuovi capelli il cuoio capelluto, ma effettuiamo soltanto una ridistribuzione delle unità follicolari, trasportandole da zone in cui sono più sane e geneticamente più resistenti al DHT a zone (tipicamente tempie e vertex), in cui il decorso dell’AGA ha portato i follicoli ad atrofizzarsi.

Dobbiamo immaginare che l’innesto dei bulbi nella zona ricevente da parte del chirurgo sia molto simile al processo di semina del contadino e di questi semi ogni individuo ne ha un numero limitato per cui non vanno sprecati. Affinché nascano delle piante forti che producano frutti rigogliosi il terreno va preparato, concimato e lavorato diverse volte. Se la diagnosi è di alopecia androgenetica (AGA), occorre prima stabilizzarne il decorso, e poi valutando il singolo caso, procedere all’intervento di autotrapianto.

L’importanza delle cure pre e post trapianto

Secondo il mio giudizio sono necessari almeno 2/3 anni di cure per valutare se la situazione sia stabile e questa tempistica è inversamente proporzionale all’età del paziente; minore è l’età, maggiore sarà il tempo di osservazione e preparazione. Chi vuole sottoporsi ad un autotrapianto di capelli deve essere ben consapevole del fatto che l’AGA non viene guarita dall’intervento chirurgico, ma soltanto mascherata. Per questi motivi tutte le cure che sono state effettuate andranno continuate anche nel post, addirittura con maggior rigore.

L’intervento chirurgico stesso infatti, soprattutto se effettuato tra capelli ancora presenti, potrebbe creare un indebolimento/caduta di questi ultimi chiamata shock loss, che non sempre è del tutto reversibile. Le cure servono per irrobustire i capelli ancora presenti, detti indigeni, in modo da scongiurare il più possibile questa temibile evenienza. Altro rischio di un autotrapianto senza cure associate è quello di avere una progressione della calvizie con necessità di re-intervenire se non addirittura una rarefazione dei capelli nell’area di innesto per caduta degli indigeni o intaccamento degli stessi capelli innestati. Negli ultimi anni ci si è resi conto che senza cure non esiste una aerea di prelievo che abbia unità follicolari totalmente immuni dalla patologia, per questi motivi le cure non vanno mai abbandonate.

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