Quanto dura un trapianto di capelli? Articolo storico del Dr. Massimo Gabellini, rivisto e riproposto

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La decisione di sottoporsi ad un intervento di trapianto di capelli è quasi sempre una scelta sofferta, dettata principalmente da un disagio imposto dalla perdita dei capelli e dalle conseguenze psicologiche che si associano. Per molti pazienti viene vista come la prima scelta e forse l’unica via in grado di tamponare effettivamente il problema della calvizie, ma è importante fare alcune considerazioni in merito, che cin permettano di esaminare la questione da diversi punti di vista. Dobbiamo tener presente infatti che chi si sottopone ad un trapianto di capelli potrebbe nel corso del tempo desiderare o trovarsi costretto a considerare la possibilità di un secondo intervento:

  • per implementare il risultato ottenuto,
  • per porre rimedio ad un peggioramento progressivo che non si sarebbe aspettato.

I capelli trapiantati, in teoria, sono capelli che mantengono le caratteristiche della donor area, quindi non dovrebbero essere sensibili all’azione ormonale del DHT che provoca la miniaturizzazione e col tempo l’atrofia follicolare. Ma l’AGA non è una patologia che si manifesta con caratteristiche simili ed univoche in tutti i pazienti e la sua evoluzione è difficilmente prevedibile, così come è difficile prevedere con precisione quale sarà l’area fin dove si spingerà la caduta, anche se alcuni parametri evolutivi possono fornirci preziose indicazioni.

 

Quando dura effettivamente un trapianto?

Come mai in alcuni casi il trapianto di capelli sembra avere una data di scadenza?

Spesso quando si effettuano prelievi della regione occipitale, soprattutto con tecnica FUE (ma può capitare anche con prelievi Strip), è facile oltrepassare quella sottile e non definita linea di confine che segna il passaggio tra la safe area e la zona sensibile all’aga, quindi è verosimile pensare che si possano essere prelevate e trapiantate unità follicolari che in realtà presentano caratteristiche di sensibilità all’azione ormonale che avrebbero manifestato solo in futuro e tale evenienza è ovviamente più probabile nel caso di trapianti di capelli con elevato numero di Unità Follicolari prelevate.

Inoltre come accennato l’aga non è solamente definita dalla sensibilità all’azione ormonale del dht, ma è causata da un insieme di fattori e concause sistemiche e locali, tra cui la sensibilità ormonale, che portano alla miniaturizzazione del follicolo: per cui è fondamentale associare sempre una terapia completa per mantenere, prima, durante e soprattutto dopo il trapianto, i follicoli indigeni e quelli trapiantati. E da questo dogma non ci si può allontanare: troppo spesso il ragionamento che porta al trapianto viene giustificato con la speranza di non doversi più preoccupare dei capelli una volta effettuato l’intervento. In realtà la gestione del problema diventa ancora più complicata, perché ci si trova costretti a non abbassare mai la guardia, pena il rischio di doversi sottoporre ad una serie di interventi a scadenza. Certo in molti casi il trapianto, oltre a migliorare la qualità di vita del paziente, consente solitamente tempi piuttosto lunghi di soddisfazione, ma la realtà è che un “ritocchino” primo o poi andrà fatto se si vorranno mantenere i risultati.

Con il tempo infatti i “follicoli insensibili” al dht, trapiantati in “area sensibile”, possono perdere alcune delle loro caratteristiche di insensibilità a favore di un “comportamento” più simile a quello dei follicoli dell’area ricevente:

ciò significa che un capello trapiantato può diventare più sensibile alle “incidenze” responsabili della caduta dei capelli, sia ormonali, che metaboliche, quindi andare incontro a miniaturizzazione.

Gli studi volti a confermare questa ipotesi non sono molti, ma la pratica clinica quotidiana ci costringe a tener conto di questa non frequente ma possibile evenienza, non prevedibile attualmente. La causa di tale manifestazione può dipendere da diversi fattori e sicuramente la predisposizione genetica gioca un ruolo di primo piano; inoltre l’area ricevente durante le varie fasi del trapianto subisce un “trauma” e il follicolo trapiantato può a sua volta risentirne. Incisioni e posizionamento sono in grado di andare a compromettere parzialmente l’afflusso vascolare, così come la struttura architetturale cutanea: il follicolo trapiantato diventa più vulnerabile anche agli stress che causano normalmente il suo invecchiamento, senza considerare poi il “fattore ansia“, che normalmente accompagna la vita di chi soffre di alopecia e diventa una variabile spesso importante nel determinismo di alcune condizioni.

L’attenzione dunque non va focalizzata nella capacità o meno del chirurgo, sia di effettuare l’intervento (ovviamente fattore di primaria importanza), sia di individuare tali fattori (di cui certamente deve tener conto), ma dalla sensibilità individuale a tutti i fattori menzionati e la terapia rimane sempre fondamentale per mantenere i risultati di un buon trapianto di capelli.

Come detto chi si sottopone ad un trapianto di capelli deve poi considerare che nel corso della vita un “ritocco” andrà comunque fatto: la sensibilità individuale interviene proprio come fattore determinante del lasso di tempo che intercorrerà tra il primo intervento ed i successivi. Per questo la decisione di un trapianto non dovrebbe mai essere presa a cuor leggero.

 

AGGIORNAMENTO 09/11/16, Il Dott. Massimo Gabellini risponde all’utenza di Bellicapelli.

Mi sento di fare alcune precisazioni:

La finasteride è ancora un ottimo farmaco per la cura dell’AGA e in molti casi può rappresentare la prima scelta, ma terapia per capelli non significa esclusivamente finasteride, perché come testimoniato giustamente da alcuni di voi, il farmaco non viene tollerato da tutti alla stessa maniera. Risulta fondamentale modulare i dosaggi al fine di limitare i sides, ma anche a dosaggi bassi la finasteride può causare effetti collaterali che ne sconsigliano l’utilizzo, per cui in alcuni casi non va assunta.

Il fulcro centrale dell’articolo verte sulla necessità di comprendere che la causa delle calvizie è multifattoriale e va ricercata in una serie di eventi che giocano un ruolo diverso a seconda dell’individualità del soggetto colpito.

I follicoli trapiantati possono così diventare maggiormente sensibili alla concause che determinano l’alopecia androgenetica, che non sono espresse dalla semplice sensibilità al dht: le incidenze chiamate in causa riguardano aspetti psicologici, sensibilità ormonale agli estrogeni e alla serotonina e in rari casi aumentata suscettibilità diretta al dht che probabilmente si sarebbe comunque manifestata anche in donor area.

Lo scopo della terapia è proprio quello di curare a 360 gradi queste incidenze, servendosi di tutto ciò che abbiamo a disposizione: finasteride, lozioni contenti minoxidil e sostanze attive sul metabolismo follicolare, integratori concepiti per ripristinare deficit nutrizionali, correzione di alterazioni dismetaboliche, endocrine e carenze marziali, insomma tutto ciò che serve per riequilibrare il nostro organismo. A maggior ragione, quando si effettua un intervento chirurgico che ci è costato sacrifici in termini economici e psicologici.

L’AGA come detto non risponde esclusivamente al finasteride e soprattutto con l’avanzare dell’età l’indicazione all’assunzione del farmaco può non essere la strada più idonea.

Nella mia personale esperienza diretta di paziente ho utilizzato finasteride per diversi anni a diverso dosaggio e non nascondo che più di una volta ho manifestato effetti collaterali che mi hanno portato ad abbandonare per alcuni periodi la sua assunzione (effetti collaterali nel mio caso sempre rientrati con la sospensione). La mia terapia personale attuale non contempla per il momento l’assunzione di finasteride ed i risultati sono comunque buoni ( anche se nel mio caso ancora non devo “gestire” dei capelli trapiantati).

Probabilmente non ho aggiunto niente di nuovo alle vostre conoscenze, ma allo stato dell’arte di concreto c’è poco e lo scopo è essenzialmente sensibilizzare i pazienti sulla necessità di continuare la terapia in maniera completa anche e soprattutto dopo  un intervento di autotrapianto, al fine di evitare che le suddette incidenze possano avere come conseguenza la perdita dei miglioramenti ottenuti.

Diversi studi promettono miglioramenti e mi auguro che nel breve sia possibile assistere ad una svolta importante nella terapia delle calvizie, ma le promesse ancora non fanno ricrescerei i capelli.

Un caro saluto a tutti.

 

Massimo Gabellini.

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