Il trapianto di capelli – tappa di un iter di cura articolato

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Come si sa, il trapianto si colloca temporalmente all’interno di un iter articolato, che parte dalla cura farmacologica dell’alopecia androgenetica fino ad arrivare all’intervento vero e proprio.

Dunque, per il successo terapeutico ottimale sono assolutamente indispensabili due condizioni:

  • La stabilizzazione della situazione al momento dell’intervento, che si ottiene mediante il mantenimento dei capelli indigeni ed il miglioramento del loro stato di miniaturizzazione attraverso la terapia farmacologica
  • La limitazione gli effetti traumatici dell’intervento ed il ripristino nel minor tempo possibile della salute del cuoio capelluto, al fine di mantenere nel lungo periodo sia le unità follicolari innestate nell’area ricevente che i capelli indigeni, presenti al momento dell’intervento.

 

Requisiti per un trapianto di successo

Una regola generalmente accettata in tricologia è che non bisognerebbe mai aspettare un giorno in più per intraprendere la terapia farmacologica; non è inopportuno continuare a ripetere quanto sia importante la cura farmacologica pre-trapianto per la perfetta riuscita dello stesso. Questo poiché il miglioramento dalla qualità dei capelli in area donor e la stabilizzazione della calvizie nell’area ricevente, con un contestuale miglioramento della qualità dei capelli indigeni nella medesima area, costituiscono un pre-requisito irrinunciabile per ottenere un risultato soddisfacente e stabile nel tempo.

Un trapianto eseguito nel momento sbagliato, troppo presto o troppo tardi, può pregiudicare l’esito dello stesso e, in ultima analisi, la soddisfazione del paziente.

 

La cura post trapianto

Una fase, spesso sottovalutata, di questo percorso che porta il paziente a ritrovare la gioia ed il benessere di una capigliatura sana e folta, è quella del decorso post-operatorio.

Per favorire un buon attecchimento dei capelli trapiantati e per minimizzare il rischio di complicanze che possano inficiare i risultati del lavoro del chirurgo, ci sono alcune precauzioni. Esse sono semplici ma fondamentali, da adottare nel periodo immediatamente successivo alla esecuzione del trapianto.

Come è facilmente intuibile, l’igiene, in questa delicata fase, è di primaria importanza.

L’insorgere di infiammazioni o di dermatiti, difatti, potrebbe compromettere il buon esito dell’intervento e di tutto l’iter intrapreso.

Anche la naturale caduta delle croste che si formano dopo l’intervento sia nell’area donor che in quella ricevente, è fondamentale per un ottimale decorso post operatorio: le croste devono staccarsi naturalmente, al fine di ridurre il rischio della fuoriuscita delle unità follicolari innestate, molto maggiore in presenza di croste.

E’, inoltre, opportuno far si che i capelli innestati vengano aiutati nella fase di attecchimento e ricrescita, che, tipicamente, si protrae fino agli 8/12 mesi successivi al trapianto.

 

Detersione

A partire dal 5/6° giorno dopo il trapianto è possibile iniziare la detersione con lo shampoo. Si può procedere massaggiando delicatamente e con movimenti circolari tutte le zone, compresa anche l’area ricevente, senza che questo comporti il rischio di fuoriuscita delle unità follicolari innestate, facilitando nel contempo il distacco spontaneo delle croste.

Ovviamente, è di fondamentale importanza scegliere uno shampoo che offra una detersione delicata, per non irritare il cuoio capelluto e gli innesti appena effettuati. Allo stesso tempo è di vitale importanza mantenere la cute pulita, elastica e priva di eccessive secrezioni di sebo e di scaglie di forfora.

Lo shampoo ideale dovrebbe esercitare una spiccata funzione cheratolitica e sebostatica, al fine di mantenere la cute ed il capello nelle migliori condizioni di igiene e pulizia.

 

Cicatrizzazione e rimozione delle crosticine

E’ ormai risaputo che l’assenza di croste rappresenti il presupposto per considerare gli innesti al sicuro dal rischio di fuoriuscita.

A tal proposito, è molto interessante quanto è emerso da uno studio pubblicato su Dermatological Surgery nel Febbraio del 2006, dal quale risulta che:

“Per i primi 2 giorni, tirare un capello ha sempre provocato la perdita dell’innesto. Dal 6 °giorno, l’esercitare trazione su un capello innestato non ha più causato la fuoriuscita dell’unità follicolare. Esercitare trazione su una crosta adiacente al capello nei primi 5 giorni dopo il trapianto, ha sempre provocato la fuoriuscita e la conseguente perdita dell’unità follicolare innestata. A 9 giorni dall’intervento, gli innesti non erano più a rischio di essere mossi.”

 

Lo studio in esame addiviene alle seguenti conclusioni:

“La presenza di croste in area ricevente estende l’intervallo di tempo in cui le unità follicolari sono a rischio di uscire fuori sede dopo l’intervento. Se si può prevenire l’eccessiva formazione di croste dopo il trapianto di capelli, questo può portare ad una riduzione del periodo di tempo in cui i pazienti sono a rischio di perdere le loro unità follicolari e può altresì consentire ai pazienti di tornare alla vita di tutti i giorni più velocemente”

-Dermatol Surg. 2006 Feb;32(2):199-207.Graft anchoring in hair transplantation. Bernstein RM, Rassman WR-

 

E’, pertanto, fondamentale ridurre il più possibile il periodo di permanenza delle croste, sia in zona donor, che in zona ricevente.

Generalmente, si fa ricorso ad alcuni prodotti per diminuire la formazione di croste e facilitarne il distacco spontaneo accelerato:

  • Qualcuno consiglia di ammorbidire le croste applicando una crema al pantenolo qualche ora prima del lavaggio.
  • Altri prescrivono di utilizzare l’olio alla Vitamina E oppure l’Aloe Vera, ricordando però che le croste dovrebbero essere delicatamente massaggiate con i polpastrelli delle dita, con movimenti circolari, mai strappate o rimosse con le unghie.

Usando questi accorgimenti, le croste, ed il rischio associato alla loro presenza di causare la fuoriuscita delle unità follicolari innestate, dovrebbe diminuire in 15-20 giorni.

 

Impiego di Oli Ozonizzati

Negli ultimi anni, a seguito delle molteplici evidenze riscontrate in studi condotti sull’ozono e sulle sue capacità di modulare l’infiammazione e rigenerare i tessuti, oltre che alla capacità di utilizzare come substrato di reazione i doppi legami dei lipidi plasmatici, si è pervenuti all’idea di far reagire l’ozono con gli olii vegetali.

Gli olii vegetali sono infatti caratterizzati dalla presenza di acidi grassi (acido oleico, linoleico, linolenico etc.) la cui catena idrocarburica è costituita da doppi legami C=C (negli acidi grassi insaturi).

 

L’ozono, essendo una molecola molto reattiva, va a reagire con i doppi legami disponibili sulla catena idrocarburica andando in tal modo a formare una struttura stabile, chiamata “ozonuro”.

In termini più pratici tale reazione avviene grazie ad una procedura di gassificazione dell’olio vegetale con una miscela ossigeno-ozono.

A seconda dell’entità del danno da stress ossidativo che caratterizza la specifica lesione, vengono sviluppati prodotti caratterizzati da una maggior o minor ozonizzazione.

Hanno dimostrato che per i tessuti altamente infiammati (es. ulcere, ferite chirurgiche, etc.), quindi caratterizzati da un elevato stress ossidativo, è necessario saturare maggiormente l’olio vegetale;

Laddove al contrario, la cute è integra e l’infiammazione più moderata, la saturazione dovrà essere inferiore.

Fra gli svariati olii vegetali quello che meglio si presta al processo di ozonizzazione è l’olio di oliva, in quanto presenta il maggior contenuto in acido oleico, e dunque substrato ricco in legami C=C. L’olio ozonizzato agisce con svariati meccanismi d’azione, che possono essere riassunti in un quadruplo effetto:

A) Azione di stimolo metabolico della cellula

  1. L’attivazione della via dello shunt dei pentoso-fosfati con relativa produzione di 2,3 difosfoglicerato ha come conseguenza lo stimolo di cessione di ossigeno da parte dell’emoglobina e l’attivazione della glicolisi che porta alla produzione di ATP
  2. L’azione diretta degli ozonidi che porta ad un rilascio di ossigeno nei tessuti ischemici o negli ambienti soggetti a degenerazione

Queste azioni possono essere riassunte in un ripristino del metabolismo cellulare, alterato dai processi infiammatori a cui è soggetto il tessuto sottoposto alle lesioni chirurgiche.

 

B) Azione di riduzione dell’infiammazione grazie a:

1) Inibizione dell’espressione delle COX2 tramite la soppressione del percorso IkB-NFkB

  • Ciò equivale a ridurre la produzione di prostaglandine
  • E quindi a ridurre l’edema ed il dolor

2) Fornitura del substrato per l’attività di MAO e DAO (mono e diamino ossidasi)

  • Riduzione della produzione di serotonina ed istamina
  • Riduzione del prurito e rossore

3) Riduzione dei livelli di mRNA di IL-1B, TNF-a, IFN-g, transglutaminasi 2 e NOS2

4) Azione rigenerativa dei tessuti grazie all’aumento della sintesi dei fattori di crescita:

  1. Studi su modelli animali hanno messo in evidenza come, a seguito di una lesione, l’olio ozonizzato acceleri notevolmente il processo di rigenerazione tissutale. Ciò è dovuto all’aumento della sintesi di fattori di crescita quali VEGF, PDGF, ed in misura minore FGF e TGF
  2. Uno studio sull’uomo ha riscontrato i medesimi effetti valutati sul modello murino, e specificamente:
  • Incremento dei livelli di mRNA di VEGF (fattore di crescita vascolare endoteliale)
  • Incremento dei livelli di mRNA di HIF-1° (fattore inducibile dell’ipossia)
  • Incremento di espressione di E- caderina: durante la riparazione tissutale, l’adesione cellula- cellula mediata dalla caderina contribuisce alla ricostituzione della barriera epiteliale

3.L’induzione di uno stress ossidativo moderato, derivante dall’azione degli ozonidi, agisce da secondo messaggero in diversi meccanismi di segnalazione cellulare.

Le cellule possono, in tal modo, indurre effetti biologici contro lo stress ossidativo per mantenere l’omeostasi biologica ed adattarsi allo stress.

Nella fattispecie l’attivazione del percorso NRF2/ARE induce l’attivazione di una molteplicità di enzimi antiossidanti e di detossificazione (superossido dismutasi (SOD), catalasi (CAT), enzimi di fase II, etc.)

In ultima ratio il complesso delle suddette attività porta ad una significativa riduzione dell’apoptosi, la morte cellulare programmata responsabile dell’alterazione morfologica ed infine alla perdita funzionale di un organo, nel nostro caso l’unità follicolare.

 

Azione battericida e virustatica dell’ozono (e di conseguenza anche gli oli ozonizzati)

L’ossigeno, internalizzato tramite gli ozonidi, reagisce con i protoni a formare perossido di idrogeno, che ha attività batteriostatica e battericida.

Per una cute, quale quella dello scalpo appena sottoposto ad un intervento chirurgico, (che va ad alterare l’integrità protettiva della pelle, la prima barriera per proteggerci dai patogeni presenti nell’ambiente circostante), applicare un prodotto con tali proprietà può diventare un ottimo accorgimento. Questo al fine di evitare l’insorgere di improbabili, ma non escludibili, infezioni.

La maggior parte degli interventi chirurgici di trapianto di capelli, sia che essi vengano eseguiti con metodica STRIP che con metodica FUE, implicano la rasatura del cuoio capelluto. Tale azione è svolta per consentire al chirurgo una miglior visibilità e pulizia di intervento. A questo proposito, un’importante supporto che viene fornito dagli oli ozonizzati è quello di avere un effetto protettivo da fotoesposizione.

Questa attività potrebbe risultare di assoluto rilievo per coloro che si sottopongono ad un intervento chirurgico nei mesi più caldi dell’anno. In particolare per colore che, pur volendosi a tempo debito esporre ai raggi solari, vogliano evitare indossando copricapi di esercitare una frizione che possa portare alla rimozione di crosticine residue (con perdita delle unità follicolari).

Va da sé che, accelerando la rigenerazione dei tessuti dagli strati basali a quelli apicali (stimolo fibroblasti, cheratinociti, ripristino epidermide e strato corneo) verrà anche accelerata la caduta delle crosticine post trapianto. In questo mondo si andrà a migliorare la percentuale di attecchimento, e al contempo, la qualità del derma in cui le unità follicolari si trovano immerse.

Un derma che più rapidamente vede spegnersi lo stato infiammatorio innescato dall’intervento chirurgico equivale ad un futuro tessuto meno fibrotico, maggiormente vascolarizzato, e quindi più trofico. Tutto questo si traduce in un substrato ottimale per il corretto funzionamento dell’unità follicolare appena trasferito nella zona ricevente.

 

Stimolo alla ricrescita

L’attecchimento delle unità follicolari innestate è sicuramente facilitato dall’assunzione, per via sistemica, di sostanze che introducano fattori di stimolazione della crescita e che esercitino anche un’azione antinfiammatoria, sinergica e complementare a quella esercitata dagli oli ozonizzati.

E’ senza dubbio consigliabile l’assunzione di un buon integratore alimentare contenente sostanze utili alla ricrescita dei capelli, come l’MSM (metilsulfonilmetano), le cui proprietà derivano in gran parte dal suo contenuto in zolfo in forma biodisponibile.

Lo zolfo è un componente essenziale delle cellule viventi, ed esprime le sue più elevate concentrazioni:

  • nelle proteine muscolari, in particolare negli amminoacidi solforati(cisteina, cistina, metionina, taurina, omocisteina)
  • in alcuni coenzimi (ad es. glutatione, acido alfa lipoico, coenzima A)
  • in alcuni ormoni (ad es. insulina)
  • in alcuni lipidi complessi (glicofosfolipidi del tessuto nervoso)
  • in alcune vitamine (tiamina e biotina)
  • in alcuni polisaccaridi (è presente nei glicosaminoglicani, come la condroitina solfato della cartilagine articolare).

I legami disulfidici (S-S) sono estremamente importanti nelle strutture proteiche, a cui conferiscono tenacità e rigidità, ed in particolare, nella cheratina.

Pertanto l’MSM spicca per alcune sue proprietà:

  • Proprietà antinfiammatorie: così importanti nella fase post trapianto
  • Aumento del trofismo di pelle e capelli – per un migliore attecchimento, una ricrescita dei capelli più veloce ed un maggior benessere della cute
  • Favorimento cicatrizzazione delle ferite – in particolare quelle indotte dall’intervento chirurgico

Un buon integratore da assumere in fase post-trapianto sarebbe opportuno che contenesse anche Cisteina, amminoacido noto per la sua azione di ricambio cellulare, per la sua capacità di formare ponti disolfuro. Tali ponti rinforzano e stimolano la produzione di Cheratina.

La cheratina è tra le proteine più abbondanti nella pelle e nei capelli, ed è riccamente composta da L-cisteina. Questa va a formare ponti disolfuro, rinforzando la cheratina e donandole maggior rigidità. Per questa ragione, l’utilizzo di formulazioni contenenti L-cisteina hanno dimostrato di promuovere attivamente la riparazione delle lesioni strutturali e di favorire la crescita.

La cisteina esplica anche una spiccata azione antiossidante, poiché agisce come precursore della sintesi del glutatione, un importante antiossidante. Questo è possibile grazie alla capacità del glutatione di neutralizzare le particelle reattive che possono danneggiare cellule e tessuti. Per questa ragione un’integrazione post trapianto con  L-cisteina può ristabilire la sintesi di glutatione laddove compromessa, migliorando l’equilibrio dell’ossidoriduzione e promuovendo la riduzione dello stress ossidativo.

Inoltre, la riduzione dei radicali liberi comporta consistenti benefici, nelle tempistiche di guarigione a seguito di interventi chirurgici, fra i quali, ovviamente, anche l’autorapianto di capelli.

Un’integrazione alimentare protratta per tutto il periodo di attecchimento e ricrescita dei capelli innestati (8/12 mesi) può certamente catalizzare e migliorare in maniera consistente il risultato del trapianto.

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Founder del Forum Bellicapelli dal 2005, punto di riferimento e guida per gli utenti al trapianto di capelli in Europa. Dopo essersi sottoposto a varie chirurgie con scarsi risultati, si è rivolto ai chirurghi internazionali Hasson&Wong i quali sono riusciti, grazie alla loro competenza chirurgica, ad eseguire un trapianto repair in maniera magistrale. Proprio grazie alla sue esperienza diretta in materia, ha deciso di condividere la sua esperienza in modo da poter indirizzare il pubblico alla scelta migliore nel percorso di cura della calvizie. Bola si occupa di aggiornare quotidianamente il forum e di scrivere articoli specifici sulla perdita dei capelli e la chirurgia della calvizie.

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